La sorpresa dell’Etna – Az. Agricola Crasà – SRC

Quando si viaggia alla scoperta dei vini, come io sto facendo, speri sempre di guadagnarti una sorpresa; un regalo caduto dal cielo, tale da migliorare la tua giornata come a conferma di tutto il lavoro svolto, rigenerando le energie. Oggi, mercoledì 15 giugno, è arrivata la mia sorpresa. E’ mattina presto quando il telefono squilla, non conosco il numero e rispondo con il caffè il mano: è Rori Parasiliti, il mio numero gliel’ha dato Sandro del ristorante Cave Ox a Solicchiata, dicendogli che bisognava vederci.

<< Alle 11.00 a Solicchiata? >> Andata.

Ci stringiamo la mano e saliamo subito in macchina alla volta dei suoi vigneti. E’ soprattutto Rori a raccontare e a raccontarsi, descrivendomi come e quando è nata l’azienda, anche se al riguardo non ha bisogno di dire molto, visto che la prima annata prodotta è quella del 2013. Una buona annata sull’Etna. Anche se la vitivinicoltura non è di famiglia, Rori e la moglie Cinzia sognavano di intraprendere questa avventura. A dirla tutta, il primo appezzamento vitato Rori lo acquista in contrada Crasà, proprio come regalo per la moglie, un regalo da completare mediante la ristrutturazione di una piccola casetta per le vacanze al suo interno ma, come spesso accade, i piani cambiano. Ciò che all’inizio voleva essere una piccola produzione di vino per famiglia ed amici, finisce ben presto per maturare in qualcosa di più grande, mantenendo la stessa genuina passione iniziale. Dico genuina perché seppure non ci sia molto da raccontare riguardo alla storia aziendale, di sicuro c’è molto da dire sulle persone che la compongono. Mi sento di affermare che essere parte del movimento “Triple A” dopo solo due anni dalla fondazione, ha per me un profondo significato; come se Rori arrivando dal passato, si fosse coniugato ai tempi moderni senza dimenticare di come un tempo si produceva naturalmente il vino, e di come è necessario trattare la terra per ricevere da essa il dono fondamentale della Vita. Pensate io stia scherzando? Cambierete idea!

Una persona di cui parlare è Giuseppe, il “custode” dei 5 ettari della proprietà, profondo ed esperto conoscitore di questa terra e di ogni pianta di vite presente su di essa. Esce dalla vigna, si presenta col sorriso e dopo poche parole si lancia a raccontare un po’ della sua storia, e con essa dell’esperienza che lo ha cresciuto, del suo lavoro ed anche di quei trattamenti naturali nati dall’intuito di generazioni oramai scomparse. Un abile agricoltore che conosce ogni pianta e soprattutto il nome di quei fiori di cui nessuno ancora era stato capace di dirmi il nome. Egli sia lodato! Mi saluta ancora col sorriso quando torna al lavoro e si augura di rivederci l’anno prossimo, quando la nuova cantina sarà finita, pronta a dare la spinta decisiva all’attività.

Per raggiungere i vari vigneti ci spostiamo continuamente di diversi chilometri, nelle diverse contrade di Crasà, Scimonetta, Calderara e Rivaggi, a diverse altitudini tra i 600 e i 1000 metri di quota, anche all’esterno dei confini della DOC Etna. In queste vigne, ritagliate tra la vegetazione e le strade più e meno asfaltate, si trova principalmente Nerello Mascalese, piantato nella classica forma ad alberello sostenuta da un paletto di legno di castagno. Dico principalmente perché tra tutte queste piante non è difficile trovarne qualcuna di Nerello Cappuccio e anche di qualche varietà a bacca bianca, tra cui Catarratto, Minnella e Coda di Volpe; questo accade perché in vigne di una certa età, vi era l’abitudine di sostituire le piante morte con quello che il vivaista suggeriva secondo la moda o la disponibilità del momento. Erano altri tempi, tempi in cui il vino non aveva come aspetto principale il commercio, ma il sostentamento del nucleo famigliare. Mettendo piede in vigna potreste trovare alcune piante segnate da nastri di diverso colore così da indicarne la varietà. Un vero puzzle, risolto poi durante il periodo della vendemmia.

Anche per quanto riguarda la vinificazione si applicano tecniche della tradizione: fermentazione in mastelli aperti da mille litri, in cui seguono due o tre rimontaggi giornalieri sulle bucce e dove i lieviti indigeni portano a termine il loro lavoro. Dopo circa 15 giorni il mosto, a secondo della finalità, viene ripressato, svinato e passato ad affinare in vasche di acciaio inox o cemento.

Gli assaggi dei prossimi 4 vini di cui ora vi parlo, avvengono tutti dalle vasche in cui ancora stanno riposando, fino a quando non sopraggiungerà il momento dell’imbottigliamento a dicembre con luna calante, senza l’aggiunta di solfiti e senza filtraggi. Vi state ricredendo? Sono 4 vini tutti del 2015 e se vi chiedete come mai non abbiamo aperto qualche bottiglia più vecchia, ve lo dirò alla fine. Nel frattempo vi aggiungo una caratteristica che rischierebbe di passare inosservata: sull’etichetta troverete come nome aziendale il “SRC”, appunto Sandra(la figlia) – Rori – Cinzia, l’ultima dedica alla famiglia Parasiliti, la cui sigla, letta nel suo insieme, finisce per suonare come “eSseRCi”; essere una famiglia, essere vignaioli dell’Etna.

Il Rosato deriva da vigne di diversa età e varietà, in una composizione definibile in 60% Mascalese, 20% Cappuccio ed un altro 20% di uve bianche. Ha sicuramente l’energia della bacca rossa, gli aromi sono schietti ed intensi, esprimendo nel bicchiere la territorialità dell’Etna: i profumi sono quelli minerali del suolo vulcanico uniti al chiaro profumo dolce della fragola e alla freschezza della frutta rossa. In bocca è diretto: lingua, palato e giù nello stomaco! Mi ha colpito soprattutto per la sua lunga e pulita persistenza.

Le uve dell’Etna Rosso arrivano principalmente dalla contrada Scimonetta.  Impiega poco tempo a mostrarsi e, tra le prime note che riesco a percepire, sento il profumo della cenere data dalla mineralità del terreno, la frutta a polpa bianca, come la pesca per esempio, ed anche note agrumate ed erbacee. Il primo esame gustativo rivela una certa sospensione di particelle dovuto al fatto che il vino ha ancora bisogno di tempo in vasca per decantare e definirsi. Personalmente mi è piaciuto molto, tutta questa ricchezza mi fa sperare bene per il futuro.

Il cru “Rivaggi”, dall’omonima contrada, è composto da 80% di N.Mascalese e, sentite sentite, 20% di Grenache(Alicante, Cannonau, ecc.. ecc…) il quale predilige questo tipo di clima soleggiato e ventoso; sono piante di circa 50/60 anni. Lo aspettavo dal momento in cui ho visto il vigneto. E’ un vino che richiama continuamente la beva, con una struttura maggiore, articolata da un tannino più marcato, ma sempre fine, ed una lunga acidità che armonizza tutto. Al naso è intenso e necessita di qualche minuto prima di mostrarsi, anche se non ben schietto, presentando fin da subito profumi erbacei e di pepe bianco. Persino il colore è differente, un porpora acceso in confronto al tipico rosso scarico del Nerello in purezza.

Per ultimo ci siamo lasciati il Nerello Mascalese “Alberello” dalle uve scelte delle contrade di Calderara e Crasà coltivate appunto ad alberello. Per me questo è il più elegante ed interessante, ed è nuovamente un vino differente dagli altri: oltre a trovare la sua anima vulcanica, riesco a sentire chiaramente i profumi di frutta rossa, ma soprattutto della frutta secca, come la nocciola e la mandorla tostata. E’ vero che questo vino può essere già bevuto ma, secondo me, è quello che nel tempo può dare maggiori soddisfazioni, ho proprio questa impressione e solo il futuro potrà darmi ragione. Così, saggiamente, riesco a prenderne due bottiglie del 2014.

So quel che dico, tra qualche anno questa cantina non sarà più la sorpresa, ma una certezza! Mi viene il timore di doverlo chiamare ogni anno per essere sicuro di trovare le bottiglie di cui ho bisogno. Già mi preoccupo di questo, anche se la produzione iniziale che partiva da circa 3500 bottiglie, raggiungerà le 7800 unità per il 2015, mentre per il 2016 se ne prevedono alcune migliaia in più, grazie al recente acquisto in contrada Crasà di una vigna di Nerello Mascalese piantata nel 1901 da cui mi aspetto grande cose!! Ora avete capito perché non abbiamo aperto qualche bottiglia più vecchia? Non ce ne sono praticamente più!

Ragazzi, capitassero più spesso queste sorprese!