La virtù dell’attesa, il greco di tufo di Benito Petrillo – Calafè

Cosa ha spinto Benito Petrillo, esperto di editoria, ad abbandonare una serena vita tra i libri per dedicarsi alla complicata vita di viticoltore? Sono sicuro che lo capirete dalle mie parole mentre vi racconterò la storia della sua cantina ed i suoi vini, ma prima di tutto, voglio trasmettervi l’idea che mi sono fatto chiacchierando con questa affabile persona e sua moglie.

Io riconduco tutto ai libri ed al loro aspetto di conservazione della cultura sociopopolare, attraverso scritti che raccontano, ricordano ed insegnano ad un popolo la propria storia e le proprie origini, per aiutarne lo sviluppo futuro. Ora ditemi: l’agricoltura è poi così diversa? Io non credo, e credo che il signor Petrillo sia d’accordo con me, quando affermo che l’agricoltura, in questo caso viticoltura, è l’eredità storica e culturale di un luogo e dei suoi abitanti. Così come i racconti passano attraverso le generazioni, così succede nei campi, dove il rispetto per la terra, la tutela paesaggistica e l’amore per il proprio lavoro, conducono le nuove generazioni ad un futuro più semplice e, se possibile, più prospero, senza dimenticare la propria origine. Queste poche righe sarebbero state un’ottima conclusione per il mio articolo, ma non oggi, non per le persone di cui scrivo, perché sento in cuor mio che sia necessario innanzitutto far trasparire chi si nasconde dietro l’etichetta di uno dei migliori Greco di Tufo di tutta la regione Campania.

Ci troviamo a Prata di Principato Ultra, uno dei comuni con il nome più strano e lungo mai sentito prima, nella parte nord della provincia di Avellino, dove sorge l’azienda vinicola Calafè, a circa 350 metri di quota, tra ripide colline e strette valli di origine vulcanica, con un suolo unico nel suo genere composto da zolfo, tufo, ammassi rocciosi ed argille, capace di trasmettere al prodotto finale sensazioni indescrivibili, e che, in una degustazione alla cieca, porterebbero il degustatore ad indicare questo piccolo luogo come punto d’origine del vino. Prima di raccontarvi dei vini, facciamo un po’ di storia.

E’ il 1999 quando Benito Petrillo, insieme ad un amico che condivide la sua stessa passione, comincia ad acquistare i terreni per cominciare l’attività di viticoltore; passeranno 7 anni prima di poter vedere la prima bottiglia sul mercato e lungo questo tempo le cose cambiano: il suo caro amico scompare improvvisamente, lasciando all’inesperto Benito il gravoso compito di completare l’opera, tra cantina, attrezzature, vigne e dipendenti. Se i primi due si possono acquistare e costruire, vigne e dipendenti sono ben più difficili da reperire e sono necessari tempo ed energie per trovare chi sposi la filosofia aziendale. Il signor Petrillo è uomo di cultura e sa che è necessaria la giusta conoscenza, tra luogo e vite, per produrre buoni vini, forse non conosce come vorrebbe l’uso dei prodotti da utilizzare in vigna od i giusti interventi in cantina, ma di una cosa è sicuro: il vino buono si fa a partire dalla vigna! E questo è un mantra che noi tutti dovremmo ricordare bene…

Una delle caratteristiche nascoste, e che bisogna citare, è di sicuro la scelta del nome, formato dalle iniziali dei nomi delle sue nipoti: Camilla, Laura e Federica. I tre preziosi gioielli dei nonni, che non nascondo l’emozione mentre me ne parlano, e futura generazione, speriamo, di vignaioli.

Dal 2006 l’azienda è ovviamente cresciuta e, oltre al greco di tufo, vengono anche prodotti 3 rossi da uve aglianico, coltivato su diversi comuni fino a 550 metri di quota, ovvero tra i più alti appezzamenti vitati del distretto vinicolo circostante. Ci troviamo difatti nella zona del Taurasi DOCG, uno dei più grandi rossi italiani, ma anche tra i più bistrattati del nostro bel paese. Comunque oggi non voglio parlarvi dei problemi commerciali dei rossi campani e nemmeno voglio parlarvi dei rossi di questa azienda, lo farò in un altro momento, oggi restiamo concentrati sul greco di tufo.

Da questa uva vengono prodotti due vini: il Greco di Tufo DOCG ed il Greco di Tufo DOCG Aria Vecchia, ovvero la riserva che esce solo nelle annate migliori. Io ho avuto il piacere e l’onore di provarli entrambi e non solo, degustandone varie annate per comprendere la capacità espressiva di questo vitigno, ma soprattutto la longevità nell’invecchiamento. Comincio infatti a parlarvi delle annate più vecchie, proprio perché, secondo lo stile del signor Petrillo, questa varietà esprime il meglio di sé dopo anni.

Questo vino viene vinificato in acciaio a bassa temperatura (circa 15 gradi) e mantenuto un anno sulle fecce fini sempre negli stessi contenitori inox per un anno a temperatura controllata (20 – 22 gradi), dove avviene la fermentazione malolattica, prima di essere messo in bottiglia. Qui, affina minimo un altro anno prima di essere commercializzato, ma spesso, anche qualche tempo in più.

L’annata 2006 è la prima prodotta ed ormai sono poche le bottiglie rimaste a completare la libreria aziendale, ma io sono “un ragazzo fortunato” ed ho il piacere di degustarla insieme a Benito ed a sua moglie. Il colore è magnifico, un giallo dorato intenso che già allo sguardo lascia presagire ricchezza. I profumi si susseguono nel bicchiere, svelando una viva energia in questo bianco di dieci anni; pasta di mandorle, una lieve nota balsamica ed un’anima minerale, come leggermente salmastra, sono i principali profumi di questo vino. In bocca si presenta diretto e tattile, chiaramente sapido con un’acidità che si rivela una perfetta spalla per la beva. Una prima annata da applausi: di corpo, elegante e fine.

A seguire viene il 2008, in assoluto quello che ho preferito. Rivela ancora sfumature verdoline, come se gli anni non fossero mai passati, anche se al naso rivela una ricercata complessità donata dalla lenta evoluzione: pietra focaia ed una leggera sfumatura sulfurea sono profumi chiari ed anime della degustazione, proseguendo con erbe aromatiche e mandorla. Lunga persistenza al palato, dove ritrovo le stesse note olfattive, insieme ad una eleganza invidiabile ed una struttura che resta ben impressa nella mia mente. Anche qui il binomio acidità-mineralità facilita e velocizza la beva, mantenendo alto l’interesse.

Della 2008 proviamo anche L’ “Aria Vecchia”, la riserva. Ha meno energia, i profumi sono più sottili e molto fini, caratteristiche che ritrovo anche al palato, rivelandosi un vino più semplice della sorella degustata pochi minuti prima. Un vino meno energico e con spalle più strette, mantenutosi chiaro e schietto in questi 8 anni di vita.

L’annata 2009 è nuovamente differente: il colore torna a vergere sul dorato e possiede una bella intensità organolettica, sostenuta dalla mineralità e da sfaccettature floreali ed agrumate. Di ottima persistenza al palato ed avvolgente, con una bella sapidità che tarda a svanire. Lo definisco un gradino sotto alla annata 2008, ma provare a paragonare questo e gli altri vini con la straordinaria qualità della 2008, è come la lotta tra Don Chisciotte della Mancia ed i mulini a vento.

Infine arrivo a provare le ultime due annate disponibili, la 2012 e la 2013. La prima resta più chiusa e presenta una pronunciata anima minerale sulfurea; la seconda è più aperta e, insieme alla mineralità, presenta profumi floreali fini ed intensi. Entrambi i vini hanno una viva acidità, entrambi sapidi e di buon corpo. Personalmente ne ho prese qualche bottiglia da dimenticare in cantina per vedere se, anche a loro, l’invecchiamento porterà quella ricchezza ed eleganza trovata nelle annate più vecchie.

Un artigiano del vino, questa è la definizione che posso affiancare alla forte e sensibile personalità di Benito Petrillo; capace di credere in se stesso, ancora prima di farlo sui vini e sul territorio, può sicuramente vantarsi di essere uno dei sostenitori, e difensori, dell’enorme capacità espressiva e della qualità di una delle migliori varietà bianche italiane. Perché, come troppo spesso accade, questi vini vengono commercializzati giovani per sopperire all’alta richiesta turistica estiva sulle coste della nostra penisola, non permettendo a questo vino di essere riconosciuto per quello che in realtà si rivela negli anni: Uno dei migliori vini bianchi di tutta Italia ed oltre confine. Provare per credere!