Persone oltre al vino – Lidia Matera e Terre Nobili

Arrivato a Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza, percorro pochi chilometri di strada sterrata per raggiungere quella che, a prima vista, non sembra essere una affermata cantina vinicola, ma il podere di una normale famiglia. Un colpo d’occhio capace fin da subito di trasmettere immediata convivialità e semplicità, due caratteristiche che traspaiono anche attraverso le parole di madame Matera.

Infatti, quando si parla della azienda agricola Tenuta Terre Nobili, si parla soprattutto della Dott.ssa Lidia Matera.

Lei, proprietaria ed agronoma dell’azienda, forse, da ragazza, non si sarebbe mai immaginata un futuro dedicato al mondo agricolo ma, come spesso accade, la vita è capace di toglierci ogni certezza, per regalarci dubbi, sorprese ed un futuro che mai avremmo sognato per noi stessi.

La storia della cantina nasce con il padre di Lidia, Ennio Matera, il quale oltre ad essere un genuino appassionato di questo territorio e dell’agricoltura, sognava di dedicare la sua pensione a produrre vino ed olio per se stesso, amici e chiunque volesse saggiare le potenzialità di questa terra. Ma sfortunatamente il destino non glielo ha permesso. E’ proprio dalla morte del padre che comincia la storia di sua figlia Lidia. Sono i primi anni novanta quando questa ragazza decide di diventare un’imprenditrice agricola per proseguire il sogno del padre, lasciando Bologna e trasferendosi sulle ripide colline di Montalto Uffugo per prendere in mano le redini dell’azienda, grazie ad una energia ed un coraggio che non fatico a definire coinvolgenti. Mi racconta delle difficoltà affrontate per riuscire ad emergere e farsi rispettare come donna imprenditrice, sia dai suoi dipendenti, sia dagli abitanti del luogo, abbattendo quei luoghi comuni un tempo più avversi nel sud Italia.

Ritengo sia anche grazie a questo che oggi è diventata una donna sensibile e risoluta. E’ per questo che posso definire Lidia Matera, una Vera Donna del Vino italiano.

Da allora molte cose sono cambiate, a cominciare dalla tecnologia impiegata e dalla conoscenza dei lavori di cantina, ma una cosa è rimasta uguale: il rispetto e la tutela del territorio e dei suoi vigneti. Una scelta di varietà di bacca già cominciata dal padre, attraverso una attenta selezione genetica e che Lidia ha proseguito nel connubio territorio-cultura. Il possente Magliocco, il ricercato Nerello(Mascalese e Cappuccio) e l’antico Greco Bianco, sono principalmente questi i vitigni coltivati nella proprietà; nessun vitigno internazionale, nessun famoso blend ed il tutto coltivato in agricoltura biologica fin dal 1998. Nei 36 ettari della proprietà, i vigneti e gli ulivi si mescolano tra loro e crescono nella biodiversità dei boschi e degli alberi da frutto, tra i 250 ed i 350 metri di quota, su terreni di natura principalmente argillosa, in cui tutti i lavori agricoli sono effettuati in modo artigianale dalle persone che ogni anno rinnovano la propria collaborazione con questa cantina, sposandone l’identità. E’ giugno e fa molto caldo, ma ecco un gruppetto di donne intente a sfogliare le viti dopo le piogge dei giorni passati.

Nella produzione vinicola, sono soprattutto i rossi a tenere banco, per la loro capacità espressiva e caratteriale derivante dalle idee e del sacrificio della loro custode.

Comincio così a raccontarvi di loro, anticipando che ogni vino viene prodotto dalla attenta selezione dei grappoli raccolti, dalla vinificazione in acciaio separata per ogni appezzamento che così trova la propria finalità di produzione a secondo dell’annata, ma soprattutto dalle sensazioni, in corso di produzione, di Lidia. La medesima sensazione usata per scegliere il giusto grado di maturazione delle uve, assaggiate e riassaggiate per giorni fino al momento ideale.

Il “Cariglio” 2015 è prodotto da uve Magliocco in purezza e raccolte in leggera surmaturazione. Nel tempo, il vino attraversa un continuo stato di evoluzione dei profumi, lasciando trasparire chiaramente l’anima vinosa ed energica, con profumi di sottobosco, piccoli frutti, una leggera speziatura dolce ed un netto profumo di bacche di ginepro; al palato invece ritrovo l’eleganza floreale e minerale, che giocano con una concentrata struttura composta da un carico tannino e dalla calda ed avvolgente sensazione dell’alcool, persistendo in bocca per lungo tempo. Mi piace molto il Magliocco, vitigno capace di restare a lungo in bottiglia o in botte prima di essere definito pronto da bere, ma devo dire di essere rimasto davvero colpito da questo giovanotto.

“L’Ipazia” è il blend di Nerello Mascalese e Cappuccio dell’annata 2015. Di colore più carico e meno trasparente rispetto allo stesso prodotto coltivato sull’Etna e di sicuro con sensazioni diverse. Non si presenta subito schietto e bisogna aspettare per percepirne al meglio i profumi, tra note di rabarbaro ed una finezza floreale, quasi come di un pugno di viole passite. Appena passa tra le labbra se ne comprende subito la morbidezza e la setosità, un vino capace di persistere a lungo anche grazie alla finezza del tannino che si aggrappa sul fondo del palato. Io sono un vero amante del Nerello e devo consigliarvi di provarlo, soprattutto per comprendere la capacità espressiva varietale a seconda del territorio dove viene coltivato.

“L’Alarico” è della stessa composizione del precedente, ma sosta in barrique per pochi mesi prima di essere riportato in acciaio per l’imbottigliamento. La parte del legno si percepisce al naso con una sensazione linfatica di corteccia, ben amalgamata nel corpo dei profumi assieme ad una chiara nota di marmellata di prugna e spezie; nel tempo è proprio la sensazione speziata che prende il sopravvento sul resto. Al palato invece la sensazione lignea non è affatto avvertibile e persiste sulla lingua un piacevole gusto di frutta rossa matura. Un vino il cui tannino è il dominatore per persistenza, larghezza e finezza; complessivamente di ottima struttura e corpo, ma andrebbe forse fatto riposare più tempo in bottiglia per averne una migliore definizione, o almeno questa è la mia sensazione.

Per i rossi rimane solo il “Teodora”, il cru e punta di produzione dell’azienda, ma non ve ne parlo ora, poichè è un vino che va fatto respirare per poterne cogliere le diverse sfumature. Così Lidia me ne omaggia una bottiglia e ve ne parlerò in uno scritto dedicatogli non appena mi sarà possibile degustarla.

Parliamo ora del Rosato “Donn’Eleonò”, storica figura femminile da sempre ispiratrice per il cuore di Lidia. Vino fine e sottile, con chiari profumi di fragolina e pepe nero, che al palato si presenta con una piacevole beva dovuta al connubio di mineralità e acidità. Prodotto non tramite la classica breve macerazione, ma dal salasso dei mosti rossi(principalmente dall’ ”Alarico”), ovvero dalla sottrazione nei tini di una parte del prodotto, circa il 20%, per concentrare la restante parte del vino finale; in questo rosato potete chiaramente percepire l’energia della bacca rossa!

In ultimo abbiamo il bianco da uve Greco, il “Santa Chiara”, un vino capace di restare nella mente di chi degusta, soprattutto per la struttura e la netta mineralità che si percepisce al palato, dove sapidità, leggera acidità ed una sensazione alcolica che viene percepita in maniera minore del grado riportato in etichetta, vanno a dare forma ad un ottimo vino. Se sommiamo anche la natura intensa dei suoi profumi, tra frutta gialla(albicocca), erbe e mineralià, il risultato è ancora migliore.

Per concludere, non voglio consigliarvi di assaggiare tutti questi vini (anche se dovrei), ma più che altro di andare ad incontrare Lidia e di conoscere la sua realtà vinicola ed il suo carattere vitale. Perché? Perché non si può non rimanere affascinati da questa donna e dalla sua conviviale personalità. Io, oltre ai vini, ho ricordi che rimarranno indelebili, dalla spremuta d’arance più buona di sempre, al sontuoso pranzo, al profumo in giardino della moltitudine di fiori e avanti così; tutto incorniciato da una natura selvaggia e dalla sensibilità di questa donna che, oggi, ha rigenerato la mia passione per questo lavoro che non potrei cambiare per nulla al mondo.

Ora vi è chiaro perché bisogna fare una visita alla Tenuta Terre Nobili e conoscere Lidia Matera? Se il vino è una vostra passione, credo proprio di sì…