La Costiera Amalfitana in un bicchiere – Marisa Cuomo

La costiera Amalfitana è senza dubbio uno dei luoghi più magici di tutto il mondo, con un mare che sembra fermare il tempo, paesini arroccati testimoni del passato e quella magia di luce in cui l’occhio perde l’orizzonte tra cielo e mare, fondendoli assieme. Sono seduto al tavolo, nella terrazza del ristorante di fronte alla cantina che oggi sono venuto a visitare, mentre realizzo che incantevole luogo io oggi abbia deciso di visitare.

Subito mi vengono alla mente le parole di Veronelli: “Il vino è il canto della terra verso il cielo”.

Caro Maestro: “Che si tuffa nel mare” aggiungerei io.

Questa realtà vinicola non solo è famosa in tutta la nostra penisola, ma è riconosciuta oltre confine come una delle cantine più ricercate e maggiormente espressive del territorio campano. Parlo dell’azienda vinicola Marisa Cuomo.

Mi trovo vicino ad Amalfi, nei pressi di Furore, patrimonio mondiale UNESCO ed uno dei borghi più belli d’Italia; un paese così carico di fascino e storia, arricchito da un paesaggio unico, in cui la mia mente ed il mio cuore, ovviamente, si augurano di incontrare persone e vini che siano capaci di raccontare tutto questo.  Bene winelover, sappiate che se avrete mai il piacere di colloquiare con Andrea Ferraioli e Marisa Cuomo, la coppia che ha reso famosi i vini della Costiera, allora avrete raggiunto un traguardo importante, arrivando così a conoscere parte della storia della Costiera Amalfitana, ricca di tradizione e agricoltori testardi.

Chiedo scusa, ma oggi non mi interessa ricostruire e raccontarvi la storia aziendale perché negli ultimi trent’anni, vini e cantina sono stati insigniti con svariati riconoscimenti e moltissimi giornalisti ne hanno parlato in abbondanza, quindi, per non aggiungere altre parole a quello già narrato, vi racconto quello che più è importante per poter comprendere, ed apprezzare al meglio, i vini qui prodotti e le persone che non risparmiano energie per portare avanti questo lavoro.

Se non avete mai visitato questi luoghi, lasciatemi cominciare a spiegarvi quanto può essere masochista coltivare la vite in queste condizioni. Fin dal nostro contatto telefonico, mi è stato detto che la degustazione si sarebbe dovuta svolgere altrove per problemi di spazi… spazi? Non bastano un tavolino e due sedie? No, non ci stanno.

Prima lezione: gli spazi. Non c’è spazio per nulla, la piccola cantina si insinua nella montagna ed i vigneti nascono da fazzoletti di terra, tra terrazzamenti, abitazioni, stretti tornanti e creste montuose così ripide da nascondere, tra le ombre, i vigneti e le spiagge. Sentiamo spesso parlare di vitivinicoltura eroica di montagna, e questa cos’è? Le viti nascono perfino lungo le verticali pareti rocciose, aggrappandosi ad esse; la vendemmia, così come i vari lavori, è totalmente manuale e le cassette cariche d’uva vengono trasportate a mano attraverso muretti a secco dove un passo falso può significare una visita dal dottore. La barricaia, poi, è stata costruita scavando l’inospitale montagna, godendo così di un clima perennemente fresco al suo interno e consentendo inoltre di fare sfoggio della composizione del sottosuolo. Uno scavo durato quasi 4 anni e di cui Andrea va molto fiero.

Seconda lezione importante: la tutela paesaggistica. Ecco come definire il lavoro svolto da Marisa e Andrea a salvaguardia del territorio. Attraverso il recupero dei vigneti e la manutenzione dei terreni, non si arriva solo a produrre vino, ma si rispetta il valore storico e culturale di questo luogo, considerando che la vite ha sempre avuto un ruolo importante nell’economia della Costiera e dove, negli ultimi decenni, rischiava di scomparire proprio a causa della difficile situazione di lavoro.

Assieme a questo, bisogna parlare di un altro problema, ovvero della difficoltà di trovare vigneti o spazi vitabili in queste zone. Qui molti sono gelosi della propria terra, spesso ereditata nel tempo dalla famiglia e di conseguenza difficile da veder passare nelle mani di qualcun altro. A questo problema, Andrea Ferraioli è riuscito a trovare una corretta soluzione, riuscendo a collaborare con gli agricoltori del luogo che da soli non riuscirebbero a gestire le proprie vigne e di cui, la Cantina Marisa Cuomo, si prende cura in ogni passo della filiera. Un ruolo questo non semplice, ma voluto proprio per mantenere viva la tradizione vinicola locale e per non perderne l’alto valore che si lega con la storia. Pensate: 3.5 ettari di proprietà e circa 25 gestiti dalla cantina e che potremmo definire come “conferitori “. Credo che gran parte del merito derivi dal forte carattere di Andrea e della sua capacità di non arrendersi: coinvolgere i vignaioli della zona è uno dei più grandi risultati che, in questo luogo, si possano raggiungere.

Parlando di grandi risultati, giunge così il momento di parlare dei loro vini.

Il “Furore Bianco” è il piccolo della famiglia, ma con me ha riscosso un ottimo risultato. Falanghina 60% e Biancolella  40%, anno 2015. Inizia finemente tra mineralità e sapidità, sfoggiando il profumo di fiori, appena la temperatura aumenta, si definisce un netto profumo di macchia mediterranea ed una fine nota salmastra, la più rappresentativa del luogo.

Il Rosato prodotto da Aglianico e Pedirosso è stato una piacevole sorpresa che ancora non avevo assaggiato: luminoso, di un bel color ciliegia chiara, ha profumi vegetali e balsamici, tendente al dolce della frutta croccante. In bocca è verticale, non si allarga con grassezza nel palato dove persiste con sapidità e lieve acidità.

Arriva così il “Fiorduva” 2014, composto da vitigni autoctoni come il Fenile 30%, il Ginestra 30% e il Ripoli 40%; dopo la vinificazione in acciaio  viene messo ad invecchiare pochi mesi in barrique di rovere, provando così a mostrare l’evoluzione e la potenzialità del luogo. Beh, ci siamo. E’ intenso al naso ed i profumi si susseguono con i mutamenti tra frutta secca e candita, la chiara nota sapida ed ancora una fresca spinta vegetale: energico! Al palato è ben bilanciato, con intensa e lunga persistenza, assieme ad una equilibrata freschezza. Il punto è: il vino mi è piaciuto, lo sento giovane e di conseguenza non ancora definito, quindi, viste le sue potenzialità, si potrebbero avere sorprese dimenticandone qualche bottiglia in cantina…

Per concludere, Voglio ribadire un concetto essenziale per ogni vero appassionato del mondo del vino: il territorio. Ci troviamo su terreni montuosi di costituzione dolomitica calcarea che si gettano a picco sul mare e che donano all’uva caratteristiche uniche, al fine di generare vini fini ed eleganti, con una espressiva componente territoriale. Non è questo che ogni degustatore vorrebbe trovare nel proprio bicchiere? L’originalità, oggi, è un concetto colmo di mode e tendenze, ma l’origine, quella vera di un vino, può essere espressa solo grazie alle caratteristiche del territorio d’origine ed alla sottile maestria del vignaiolo, il quale deve mantenere il ruolo fondamentale di “custode”, portando a termine il lavoro della natura.

Accompagnare, non prevaricare.

Auguro a me stesso di tornare presto qui e di ritrovare tutto questo, accompagnando il fascino della Costiera ai vini di Marisa Cuomo.