I giovani di Montefalco – Az. Agricola Brunozzi

Parlando di vino è facile entrare in contatto con gli aspetti storici e culturali che si legano alla tradizione vinicola del luogo, lasciando emergere quegli aspetti che restano nascosti alla mera degustazione e dove, storia, famiglia, vocazione, passione e molti altri caratteri si sommano per dar luogo a quella “bevanda” di cui, il mondo intero, non potrebbe più fare a meno: il vino!

Sono con Giorgio Brunozzi, dell’omonima azienda vinicola, a Montefalco(PG), per comprendere meglio la storia del luogo ed il vino qui prodotto. Camminando su un antico sentiero, chiamato “La Strada Viola”, per raggiungere gli ettari vitati di proprietà della famiglia Brunozzi da innumerevoli generazioni, Giorgio mi racconta la sua storia e quella della sua famiglia. La sua è una storia recente, iniziata quando, circa 10 anni fa, nasce l’idea di cambiare e di trovare una nuova identità per questa azienda; dalla semplice vendita delle uve, si decide di cominciare la produzione di vino per affacciarsi al moderno mercato. Alcuni vecchi e non più produttivi vigneti vengono reimpiantati, si rinnovano le attrezzature e si passano lunghe giornate in cantina per assicurarsi che tutto stia seguendo il giusto percorso, con l’assoluta convinzione che il vino deve essere la vera anima dell’azienda. Ciò che mi ha più colpito è stata la scelta di Giorgio Brunozzi, giovane laureato in ingegneria, di proseguire l’attività di famiglia nonostante la potenzialità di un lavoro che avrebbe potuto portarlo a viaggiare per il mondo. Che anche lui sia stato assorbito dal luogo e della sua straordinaria vocazione vinicola? Credo di sì e sono contento che sia andata in questo modo.

Per ora questa resta una piccola realtà, con circa 8000 bottiglie prodotte in una cantina dove è necessario combattere con lo spazio per poter lavorare, e dove l’acciaio è il protagonista assieme alla ovvia presenza delle botti di legno per l’invecchiamento dei rossi. Questa ultima parte di invecchiamento avviene nell’antica residenza di famiglia, un edificio vecchio di secoli che ha trovato diversi impieghi durante i passaggi storici del luogo e che oggi, a mio parere, ha ricevuto una delle finalità più affascinanti della sua storia. Di anno in anno la produzione aumenta, vengono acquistate nuove attrezzature e l’esperienza tra vigna e cantina matura, portando ogni anno il frutto del duro lavoro in bottiglia.

E’ importane parlare anche di come la natura giochi un ruolo fondamentale nella maturazione dell’uva, difatti ci troviamo in un luogo sano, dove agli spazi coltivati si intervallano zone selvagge composte da boschi, fiumi e laghi, variando così la geografia del luogo e creando sottozone con un proprio microclima. Un luogo incantevole che apre il paesaggio alla Piana Spoletina, una zona con un clima asciutto, terreni in forte pendenza di composizione argillo marnosa ed ideale per l’agricoltura.

Ad oggi, la produzione si divide tra Montefalco Rosso DOC, Sagrantino di Montefalco DOCG, Passito DOCG, Umbria Rosso e bianco da uve Grechetto, affiancati, come vuole la tradizione, dall’olio d’oliva.

L’Arfuso 2015 è prodotto da uve grechetto ed è l’ultimo arrivato in casa Brunozzi. Fine e di buona carica organolettica, racconta di freschezza e gioventù tra sfumature di erbe aromatiche, agrumi e fiori bianchi. Al palato è asciutto, morbido e di media persistenza. Sfortunatamente questo vitigno non ha visto molta gloria negli ultimi anni ma, saggiandone le potenzialità, credo sia ora di spostare un po’ di attenzione anche su questa autoctona bacca bianca.

Il Rosato “Stradaviola” 2014 prodotto da uve sangiovese (70%) e sagrantino (30%) dei vigneti più giovani, in una annata poco favorevole per le bacche rosse, è stata comunque una curiosa sorpresa. Di un bel colore buccia di cipolla, maturato dalla pressatura e non dalla macerazione, ha profumi di piccola frutta croccante, mirtillo e melograno, molto piacevole e non ruffiano; al palato non possiede un gran corpo, ma fini caratteristiche tra cui una sensibile sapidità ed una equilibrata acidità.

Il “Montefalco Rosso DOC” 2012, composto da sangiovese 60%, sagrantino 15% e 25% fra merlot, cabernet e barbera(tanto amata dalla mamma di Giorgio, la sommelier professionista di casa), matura in botti ovali da 12,5 qli per circa 12 mesi. Nel tempo si apre mostrando diversi profumi tra cui viola passita, ciliegia sottospirito, ceralacca e legumi, con una tensione nervosa data probabilmente dalla gioventù del vino. Qualche tempo di più in bottiglia lo farebbe apparire meglio pronto e definito. Di buon corpo e struttura, mi piace molto la matura trama tannica; l’alcolicità finale nasconde in maniera sottile il gusto del vino.

Il Sagrantino di Montefalco DOCG “Carlotto” 2012, viene prodotto da uve sagrantino in purezza e matura in tonneaux di rovere per 36 mesi; è un vino carico ed intenso, con profumi di piccola frutta matura e dolce, una leggera pungente nota eterea e di pepe bianco e, più in là nel tempo, sfumature di spezie e boisé. Si percepisce la concentrazione del vino non appena passa tra le labbra e persiste a lungo sul palato, con tannini maturi e un buon equilibrio, nonostante i 17,5° alcolici riportati in etichetta. Bottiglia numero 310 di 822 prodotte.

Il passito da uve sagrantino, appunto la DOCG, è il vino che sta più a cuore a Giorgio, perché da sempre prodotto dal nonno secondo tradizioni sensoriali di famiglia, e a cui è stata dedicata una piccola stanza per l’appassimento delle uve che può variare tra i 60 ed i 90 giorni. Uve originarie da una unica vigna, votata a questo vino proprio per la struttura dei suoi grappoli, più spargoli rispetto alle altre. Viene vinificata in acciaio e non matura in legno, ma in bottiglia. Ha un intreccio armonioso tra densi profumi di liquerizia e confettura di ciliegia, non mostrandosi mai stucchevole. Al palato ho le stesse sensazioni, la beva è semplice e gradevole, dimostrando un ottimo equilibrio tra le diverse sensazioni. Tannino, zucchero e alcol, creano una cremosa trama che mi porta a bere questo vino senza che mai mi stufi. Questa è stata la vera sorpresa. Bottiglia numero 521 di 872, più del Sagrantino DOCG, annata 2011.

In questa cantina si è scelto di lavorare nel rispetto delle vecchie tradizioni, aggiungendo il tocco di modernità che serve, non tanto per portarsi al passo con i tempi, ma per ricercare la qualità e l’espressione che questo territorio è capace di trasmettere, imprimendo nel vino il suo carattere. Questo significa essere vignaioli, collaborare con la natura per produrre vini che rappresentino il territorio e la sua tradizione, tramandando l’esperienza necessaria per non smettere di migliorare. Nel mondo del vino non esiste un punto di arrivo.