Il viaggio tra tradizione e modernità – Az. Agricola Ca’Rugate

“Per comprendere è necessario conoscere!” Dietro ciò che può sembrare uno dei più scontati modi di dire, si cela una verità senza tempo; una verità di cui oggi ci si scorda facilmente, ponendo ombra su quanto sia importante conoscere le radici della realtà, per poter comprenderne il valore. Questo vale dappertutto senza riserve e la viticoltura ne è un classico esempio. Aggiungo però qualcosa in più al semplice detto: storia, innovazione, famiglia, cultura, generazioni, questi sono alcuni dei valori che si intrecciano nel vorticoso significato del termine vino, portando questa bevanda ad un lustro che altri beni non possono vantare.

Abbiamo detto che per comprendere è necessario conoscere, giusto? Bene, io mi sono voluto affidare all’Azienda Agricola Ca’ Rugate, per meglio conoscere il territorio di Soave e della Valpolicella, due delle zone d’origine di alcuni dei vini italiani più famosi a livello internazionale. Vini fini, ricchi di grande carattere territoriale che questa cantina ha saputo esprimere negli anni, grazie a quel legame che unisce la tradizione alla modernità, un binomio capace di portare questa realtà, nelle ultime due decadi, ad essere premiata da molte guide ed esperti del settore, persistendo in sordina nella continua sfida con se stessi per innovare le proprie idee e stupire gli appassionati.

Sono venuto a conoscere questa cantina con gli amici di Partesa, il celebre gruppo di distribuzione di bevande; ragazze e ragazzi che, come me, sono venuti qui per scoprire cosa si nasconde dietro ad una bottiglia di vino, al fine di compiere quella parte del proprio lavoro ad oggi divenuta essenziale: comunicare!

Siamo nelle vicinanze di Montecchia di Crosara, a pochi chilometri dal centro di Soave, nei possedimenti della famiglia Tessari, ed è Michele Tessari, nuova generazione a guida dell’azienda di famiglia, ad accompagnarci nella visita, conducendoci attraverso un viaggio nella storia. Iniziamo visitando parte dei vigneti nella zona di Soave, un magnifico paesaggio, creato dall’armonia delle colline che si susseguono e dagli splendidi colori autunnali che le ricoprono. Siamo nel regno della garganega e del trebbiano di Soave, che insieme ricoprono la maggior parte di questo panorama agricolo, lasciando ben poco spazio alla biodiversità. Si rivela così necessario mantenere un equilibrio stabile con la natura, collaborando con essa per raggiungere l’obbiettivo di ogni anno: produrre vini di alto livello. Michele questo lo sa bene e negli anni ha migliorato la qualità dei suoi vigneti con un’agricoltura biologica e più attenta, aiutato anche dalla tecnologia, grazie a stazioni di monitoraggio del clima che contribuiscono in modo attivo a ridurre notevolmente l’impatto dell’uomo in vigna. Non di certo un miracolo moderno, ma un lavoro durato anni e che nel tempo ha rivelato il suo successo. L’azienda ad oggi si estende su 72 ettari con una produzione complessiva di 600.000 bottiglie l’anno, tra vino spumante, bianco, rosso, passito e con una piccola produzione di olio e grappe, a completare l’attuale quadro produttivo.

Giungere allo stato qualitativo odierno, non è stato solo un passo dettato dal desiderio di crescere o vedere i propri vini varcare i confini nazionali, ma la naturale conseguenza del lavoro fatto dalla famiglia Tessari, generazione dopo generazione. Fulvio “Beo” Tessari, il nonno di Michele, è stato il primo artefice del successo di Ca’Rugate. Rientrato dalla Seconda Guerra Mondiale, dopo un periodo di prigionia in Francia, Fulvio Tessari riprende il lavoro di agricoltore, dedicando però maggior importanza alla viticoltura che, fino ad allora, era una minuscola frazione di quello che possiamo vedere oggi. Fulvio è tra i primi a comprendere la vocazione di questi terreni e, in pochi anni, decide di passare dalla semplice vendita delle uve alle cooperative, all’imbottigliamento e alla commercializzazione del proprio lavoro! Successivamente, negli anni ’80, è il figlio Amedeo  ad avvicinare l’azienda al nuovo millennio, rifondandola col nome Ca’ Rugate, prendendo ispirazione dall’omonima casa di proprietà situata sulla collina a nord di Brognoligo, dove si trovano i vigneti dell’azienda. L’ultimo grande passo tra modernizzazione e qualità, arriva con l’avvento di Michele e della sua dinamica mentalità: passo dopo passo, si acquistano nuove terre nella zona della Valpolicella per la produzione di grandi rossi, ed altri ettari nella rinomata zona della DOC Lessini Durello per la produzione di spumanti.

La cantina è il cuore pulsante dell’azienda, rinnovata nel 2002 e che, per ovvie ragioni di spazio, si divide su più livelli per accogliere le differenti fasi di lavoro: dalla vasta sala dedicata alla vinificazione, con vasche di acciaio inox controllate da uno degli impianti tecnologicamente più avanzati che io abbia mai avuto il piacere di vedere, si accede alla meravigliosa bottaia, in cui decine di botti e migliaia di bottiglie riposano in un luogo di venerazione per winelovers. Difatti, una porzione della sala, nasconde la libreria dei vini Ca’Rugate, una collezione di decine e decine di annate, a testimonianza dell’impegno che già in passato la famiglia Tessari poteva vantare. Ed è proprio per questo che oltre a ricordare il passato con le etichette, Michele e la sua famiglia hanno deciso nel 2006 di inaugurare, all’interno dell’azienda, l’enomuseo: una perenne testimonianza dell’evoluzione del mestiere di vignaiolo nell’ultimo secolo, mostrando quanto questo lavoro abbia contribuito alla vita sociale e culturale del luogo.

Ad un passo dal museo, si estende una delle sale che più si brama di vedere quando si parla di Valpolicella: la sala di appassimento! Lunga e alta, questa sala ospita decine e decine di graticci di legno, chiamati localmente Arele, dove le uve vengono lasciate ad appassire. È una fase molto critica e delicata, legata anche al ciclo delle stagioni, in cui è necessaria una notevole dose di esperienza per portare le uve al giusto grado di appassimento.

Ovviamente, dopo tanto parlare, si giunge finalmente al momento più atteso, quello della degustazione dei vini, messi saggiamente a disposizione da Michele insieme ad un sontuoso pranzo, aiutandoci così a comprendere meglio le potenzialità di questi vini grazie all’abbinamento con i piatti.

Cominciamo dalla varietà garganega, una delle uve a bacca bianca della nostra penisola che preferisco, grazie alla malleabilità e alle caratteristiche territoriali che dimostra nei differenti stili di vinificazione. Il Monte Alto Soave Classico DOC 2014 è un vino che ha stoffa e che ancora molto può cucire per crescere. Fermenta ed affina in barrique e botti da 20 Hl per circa 6 – 8 mesi e riposa poi un anno in cantina; presenta da subito un intenso profumo balsamico e pungente che si fa più lieve nel tempo, lasciando spazio alla nota di pietra focaia, chiara componente minerale derivante dal suolo vulcanico. In bocca è composto e riflette le sensazioni olfattive, con una gradevole acidità che persiste finemente a lungo. Ottimo vino, da rivedere volentieri negli anni.

Nel territorio di Montecchia di Crosara, nella Valpolicella, si coltivano le uve destinate ai vini rossi locali: troviamo corvinone, rondinella e corvina, il classico assemblaggio del Valpolicella Superiore e dell’Amarone. Proprio di quest’ultimo voglio parlarvi, la famosa DOCG del Veneto, conosciuta in Italia e forse ancor di più all’estero. La degustazione dell’annata 2012 mi ha colpito, un vino di ottima beva, più snello e dinamico di quel dogma che è l’Amarone oggi, ovvero un vino concentrato e denso, adatto a poche occasioni. La solfa qui è differente, all’olfatto si hanno note speziate e balsamiche, con un netto profumo di ciliegia ed un’intensità complessiva molto ricca. Al palato è morbido, di medio corpo, la nota alcolica non si presenta come uno spigolo, ma è ben integrata; l’unico neo è la leggera sensazione legnosa sulla lingua, frutto di gioventù dovuto all’invecchiamento in botte e tonneaux per un periodo di 36 mesi.

Ho ritrovato la garganega anche a fine pasto come passito, nella versione Recioto di Soave DOC. Vinificata in purezza dopo un appassimento di qualche mese, affina in barrique per un anno e arriva poco dopo sulle nostre tavole come degna conclusione della cena o come compagno di meditazione. Vino di colore giallo dorato, intenso e pieno sia al naso che al palato, senza risultare stucchevole nonostante l’alto residuo zuccherino. Un vino di cui ho chiesto il secondo bicchiere.

Tra le altre etichette prodotte, devo fare una menzione per il Metodo Classico Amedeo, pas dosè 42 mesi, un vino che dimostra l’alta vocazione spumantistica dell’uva durella e del territorio che comprende la DOC Lessini Durello. Si riconosce per l’eleganza e l’acidità, con splendide sfumature di pasticceria e note più evolute.

Splendida degustazione, splendidi luoghi e splendide persone che mi hanno fatto conoscere e comprendere appieno questo luogo ed i suoi valori. Dalle parole di Michele ho percepito una filosofia che si pone a garanzia della qualità dei vini e del consumatore stesso, riflettendo il sentimento di passione che ogni vignaiolo deve dimostrare per il proprio lavoro e la propria terra, mantenendo vive le tradizioni, nel rispetto di quella che, presto o tardi, sarà la nuova generazione che, inarrestabilmente, muoverà nuovi passi contribuendo ad accrescere il proprio futuro e quello del territorio.