Il vino delle Alpi – Il Blanc de Morgex di Ermes Pavese

Durante la mia ultima uscita in Valle d’Aosta non mi sono fatto sfuggire alcuni dei vini che, raramente, si ha la possibilità di trovare in enoteca o al ristorante, a causa della loro ridotta produzione ed al loro principale consumo nel territorio d’origine. Tra tutti i vini che vengono prodotti in questa splendida zona d’Italia, uno in particolare ha attirato la mia attenzione: Il Blanc de Morgex et de La Salle o, più semplicemente, Blanc de Morgex. Si parla infatti di una piccola produzione locale che si aggira intorno alle 180.000 bottiglie l’anno, e tra le poche bottiglie disponibili a scaffale ecco farsi largo, con il suo colorato appeal, l’etichetta dell’Azienda Pevese Ermes. Avevo già assaggiato i vini di quest’azienda durante l’ultimo evento FIVI a Piacenza, entrando in contatto con tutta la famiglia Pavese; dalla figlia adolescente che senza timidezza racconta il Metodo Classico, ai racconti della moglie, fino ad Ermes stesso. Era un continuo passaggio di bicchieri nella baraonda creata davanti al banco, ma ricordo che i suoi vini mi piacquero molto e così, non appena riconosciuta l’etichetta, mi sono convinto a comprare un paio di bottiglie per stapparle in un momento di piacere, magari con l’arrivo dell’estate.

All’estate non ci arriveranno mai, perché poche sere fa ho deciso di battezzare la prima, e devo dire di essere rimasto davvero colpito da questo vino del quale, più prima rispetto a poi, anche l’altra bottiglia seguirà la stessa nobile fine…

Per questa DOC si utilizza la varietà bianca Priè Blanc, una bacca autoctona che viene coltivata comunemente a quote elevate, tra gli 800 e i 1200 metri d’altitudine, piante solitamente rasenti al suolo e franche di piede viste le condizioni climatiche che hanno isolato il territorio dalla temibile fillossera.  Ci troviamo di fronte ai “vini più alti d’Europa”, veri vini di montagna.

E’ soprattutto alla beva che questo vino colpisce, minerale e sapido, è capace di rimanere a lungo sul palato, presentando un’ottima struttura e pulizia; la lunga e delicata acidità è un richiamo a rabboccare il bicchiere ed i delicati profumi, che si percepiscono all’olfatto, si riflettono anche nel gusto finale che persiste energicamente. Un vino concreto, cristallino nel bicchiere e dinamico al palato; ecco una delle etichette da tenere in cantina per focalizzare l’attenzione su uno splendido vitigno e la sua affascinante cultura produttiva.

Un ultimo consiglio: prendetene più di due bottiglie o non andrete lontano, fidatevi…