Sulle colline di casa – Lefiole

Il vino mi ha portato a viaggiare tanto, a parlare tanto e a conoscere molte persone. Per alcuni di noi contemplare il paesaggio che da vita ai nostri vini preferiti è il momento più bello della giornata. Si parla con i vignaioli, si comparano i vini, si va da questo, poi da quello…giornata lunga. Devo dire che molti dei ricordi più belli li ho per le sorprese incontrate lungo il percorso, quelle cantine artigianali medio piccole celebri nel passaparola di zona.

Sono in Oltrepò, la mia terra, guido in quella che è chiamata la Valle del Riesling(Renano, ma anche Italico) per recuperare qualche bottiglia da alcuni produttori che ormai conosco da anni, lo faccio spesso, mi piace rimanere aggiornato sui vini e c’è sempre qualcosa di cui parlare in Oltrepò. E’ tardo pomeriggio, chiacchiero con un vignaiolo di tappi e Renano, poi lui esordisce con:

“Conosci le due ragazze di Montalto? Lefiole, si chiama così l’azienda.”

“No. Fanno anche loro Renano?”

“No”. Silenzio…

“Hanno cominciato da poco, sono in una bella zona e poi fanno Pinot Nero, so che te hai una passione.” Ecco il passaparola sul territorio…

La sera chiamo e sabato mattina sono da loro.

Conosco bene la zona, ho già camminato su quei terreni ricchi di scheletro calcareo tanto vocati per i vini bianchi e mi viene infatti facile immaginare perché ci siano così tante piccole aziende su queste colline. Indovino subito la deviazione per la cantina, entro e trovo ad accogliermi Elisa e Silvia Piaggi, le ragazze della cantina Lefiole, nome derivato dal dialetto locale che significa appunto “le ragazze”. Le presentazioni passano in fretta, sembrano molto felici che qualcuno mi abbia parlato di loro, l’attività è agli inizi ma fare breccia nei cuori dei locali è già un successo su queste colline. Ci sediamo e inizia il racconto di come tutto è cominciato: il ritorno a casa nasce dai ricordi, da quella passione che volente e dolente passa da una generazione all’altra, portando con se qualcosa di nuovo, qualcosa di personale. Mentre parliamo mi dicono che è il padre Enzo a prendersi cura della vigna, l’altra “figlia” appunto, il luogo dove ha passato buona parte della sua vita e dove si trova anche oggi. Il passaggio di testimone nella produzione vinicola ha trovato una nuova forma proprio per la volontà di queste due ragazze, aiutate dall’esperienza del padre e dalla consulenza esterna di un enologo. Poche migliaia di bottiglie per solo due etichette, Pinot Grigio e Pinot Nero, un fatto raro sul territorio con le sue mille referenze, prodotte per la prima volta nel 2017 da quei vigneti che circondano la casa dove la famiglia è cresciuta. Le vigne sono poste a circa 400 metri di altitudine in una conca naturale tra le colline, sempre bene esposti alla luce ma soprattutto con una variazione termica notturna importante adatta proprio alla bacca bianca ed al suo corredo aromatico. (La foto qui sopra l’ho presa dal sito internet aziendale, penso illustri perfettamente la bellezza del luogo). Il Pinot Grigio Elivià è un ottimo inizio, le uve migliori vengono scelte durante la vendemmia, dando origine ad un vino tutt’altro che scarico e semplice. L’affinamento sulle fecce fini per qualche mese aiuta il corpo, rendendo il sorso più pieno con una lunga persistenza sul palato; si percepisce questa nota di mandorla dolce insieme ai fiori bianchi e la frutta a polpa bianca, naso di buona complessità e decisamente non banale. Lo dico perché in troppi abbinano il Pinot Grigio all’idea di vini standard dove la semplicità non è né un pregio né un difetto, diciamo che suscita solo indifferenza. Poi esiste l’altra faccia del Pinot Grigio, questa appunto.

Il Pinot Nero Alené possiede lo stesso atteggiamento: il vino dimostra subito la parte fruttata varietale del vitigno, è delicato sulla parte erbacea con una nota finale di liquirizia. Il tannino è presente, ben bilanciato nella struttura insieme ad acidità ed alcol, senza spiacevoli spigoli e dimostrando intatta l’identità del Pinot Nero.

Io ho bevuto l’annata 2018, la seconda annata prodotta dalle attenzioni della nuova generazione, e se questo è l’inizio allora le previsioni si fanno interessanti. Il potenziale c’è, il concetto di terroir si legge nel paesaggio e Silvia ed Elisa hanno ben chiaro cosa vogliono per il futuro. A proposito di futuro, a breve due nuove etichette si aggiungeranno alla famiglia: il Pinot Nero Riserva figlio dell’annata 2019, 600 bottiglie che vedranno la luce nella primavera 2021; e sempre grazie all’amore per questo vitigno, entro l’estate saranno disponibili le prime 350 bottiglie di PN Metodo Classico. Il Pinot Nero è l’animo nobile del territorio oltrepadano, una sfida qualitativa che racchiude molte difficoltà per ogni vignaiolo e che queste due ragazze hanno deciso di raccogliere, consapevoli della qualità della loro terra.

Mentre scrivo queste parole, mi accorgo di quanto sia emozionante conoscere una cantina che muove i primi giusti passi su un lungo percorso ricco di imprevisti e soddisfazioni. Le idee ci sono, le vigne sono nel posto giusto e c’è chi si prende buona cura di loro, insomma i giusti ingredienti per un futuro che mi auguro di successo. In tanti hanno cominciato in questo modo, a piccoli passi, e a distanza di vent’anni sono diventati una referenza per il territorio. L’augurio è quello di rivedersi spesso e tra vent’anni potersi dire: “Te la ricordi quella prima annata? Guarda dove siamo ora…”