Il Pinot nero dell’Oltrepò sfida i migliori terroir d’Italia

L’anno scorso la degustazione relativa al Pinot nero dell’Oltrepò aveva un chiaro obiettivo: capire come il territorio esprime la sua personalità nel bicchiere. Non capire se c’è qualità, quello è ovvio ormai da molti anni, ma capire se esiste un’unicità, un carattere, un aspetto(chiamatelo come volete) riconoscibile e riconducibile al territorio e alle sue peculiarità. Ho già scritto di questa personalità, ma cosa più importante, al termine di quella degustazione era chiaro di come quei vini si differenziavano tra essi per sfumature dovute alle nette differenze microclimatiche riscontrabili all’interno del territorio. L’Oltrepò vinicolo conta ben 42 comuni, possiede un’ampia superficie vitata e dimostra differenze sostanziali da est ad ovest, da nord a sud. Se qualcuno leggendo queste poche parole sta pensando “e quindi?” Allora mi sento di ricordarvi che queste sfumature, queste differenze aromatiche e gustative, hanno fanno la fortuna di molti territori. Mai sentito parlare della classificazione dei cru? No? Allora la Borgogna è ancora un mondo sconosciuto per voi. Vale anche in Italia, basti pensare al Barolo, al Brunello, all’Etna rosso, al Soave, ecc ecc… ci sono molti esempi. Tutto parte da una qualità generale riconosciuta nel vino, poi diventa una questione di studio, di interessi e, perché no, di marketing. Lungi da me paragonare l’Oltrepò alla Borgogna, ma essendo questo il MIO territorio, negli anni ne ho studiato le differenze grazie all’espressione del monovarietale, ai continui assaggi e alla pazienza dei molti vignaioli che mi hanno sopportato.

Così quest’anno ho deciso di alzare la posta in gioco. 9 Pinot nero dell’Oltrepò contro 4 grandi nomi italiani ed 1 outsider. 14 vini in totale, divisi su due batterie e serviti rigorosamente alla cieca.

Questa volta l’obiettivo della degustazione è diverso. L’obiettivo è il confronto.

Capire se il Pinot nero prodotto in OP possa sfidare territori e vini conosciuti e riconosciuti per la loro superiore qualità. Il risultato non è stato una sorpresa, semmai la conferma di come al territorio manchi solo un po’ di consapevolezza. Questo scritto non ha la mera finalità di raccontare questa degustazione, ma vuole essere uno spunto per parlare del territorio.

Andiamo per gradi.

I 9 vini OP in degustazione sono stati scelti da me su più basi, come la filosofia aziendale, la storia produttiva, le persone che ci lavorano e l’attenzione posta a questa tipologia di vino. Altro requisito importante è la loro posizione sul territorio, cercando di rappresentare più microzone. E dulcis in fundo, ho scelto aziende che per me rappresentano il territorio, o meglio, aziende che imbottigliano il territorio, non solo sul Pn ma su tutta la produzione. Ho chiesto alle aziende di scegliere se portare l’annata 2016 oppure la 2017, non più una degustazione orizzontale, bensì una presa di coscienza sul proprio vino e della sua espressione in questo momento. Anche altre aziende avrebbero meritato di essere presenti con i loro vini e spero nel tempo di poter aggiungere gli altri meritevoli.

La scelta dei 4 Pn italiani invece è dovuta soprattutto ai riconoscimenti che questi vini hanno ricevuto e a quello che rappresentano. Anche loro sono divisi tra l’annata ’16 e ’17 e sono sicuro che capirete meglio il perché di queste due annate parlandovi dei vini presenti. Eccoli qua:

Cantina Girlan – Trattmann 2016  &  Elena Walch – Ludwig 2017. (Alto Adige)

Questi due vini sono stati eletti vincitori del titolo “Migliore Pinot nero d’Italia” 2019(Girlan) e 2020(E.Walch) durante “Le giornate del Pinot nero” in Alto Adige, una manifestazione che si svolge da circa 20 anni. Questi due vini hanno ricevuto inoltre molti altri riconoscimenti e sono due fieri rappresentanti dell’Alto Adige, il territorio italiano ad oggi più celebrato per produzione del nobile vitigno.

Podere della Civettaja 2017  & Cuna 2016. (Arezzo)

Due realtà certamente più giovani rispetto a molte altre presenti alla degustazione, ma che in pochi anni si sono fatte conoscere soprattutto nella “setta” dei sommelier.

Podere Civettaja produce solo Pinot nero ed ogni anno porta a casa riconoscimenti importanti, è infatti a pochi passi dal ricevere la “stella rossa” del Gambero Rosso, arrivando(tra non molto) a collezionare gli ambiti 3 bicchieri per ben 10 volte proprio su questo vino. Non vorrei sbagliarmi ma sarebbe il primo Pinot nero italiano a raggiungere tale traguardo.

Il Cuna è anche lui un prodotto di nicchia, conosciuto ed apprezzato da molti appassionati del settore e che ha riscosso un buon successo e tanta curiosità negli ultimi anni. Sono 2 vini non semplici da trovare sul mercato proprio per l’alta richiesta e le poche bottiglie disponibili, entrambi prodotti seguendo i dettami della biodinamica.

L’ultimo vino, l’outsider, arriva dalla Willamette Valley in Oregon(USA) ma possiede un’anima francese, parlo di Domaine Drouhin e dell’etichetta che nasce dalle vigne nella Dundee Hills AVA, una delle aree più famose, forse la più famosa e ricercata. Perché questo vino? Perché negli ultimi 30 anni la W.V. ha fatto enormi progressi e pensate che tutto è cambiato grazie ad una degustazione nel 1985, in cui i Pinot nero dell’Oregon affrontarono sua maestà la Borgogna. Gli americani vinsero, anzi stravinsero, e la cosa si ripeté nuovamente nel 1987 sempre degustando l’annata 1983 proprio perché i francesi non erano riusciti ad ingoiare il rospo(o la rana, ah!). L’esponenziale crescita del territorio è derivata da una degustazione in cui i vini dell’Oregon erano dati per spacciati… pensa un po’.

Ecco perché ho voluto dare vita a questa degustazione. Ho sempre pensato che l’Oltrepò soffra della sindrome del “disturbo evitante di personalità” ovvero il timore del confronto. Non voglio generalizzare, ci sono aziende che hanno fatto molto per il territorio, ma se devo essere sincero credo che l’unico modo per costoro di emergere sia l’individualismo. La favoletta del “fare team” non ha mai funzionato perché mancano visione imprenditoriale e progetti comuni per il futuro. Progetti che solitamente arrivano al giovedì successivo e mai pensati o sostenuti per durare nel tempo e coinvolgere.

Torniamo alla degustazione che è certamente più interessante.

Quel giorno, presso l’Enoteca regionale della Lombardia, erano presenti 9 degustatori divisi tra sommelier ed enologi, 9 persone che lavorano e vivono il territorio oltrepadano ogni giorno. Ringrazio Simone Verdi, sommelier dell’enoteca, per avermi aiutato nell’organizzazione, così come ringrazio tutti i presenti per la loro presenza e disponibilità.

Come ho detto, l’obiettivo era il confronto e non quello di scovare i vini dell’Oltrepò e la provenienza degli altri, ma focalizzarsi sulla qualità e sul potenziale di ciascun vino.

Durante la degustazione ci siamo presi molti momenti per discutere e commentare ciò che più ci aveva impressionato o deluso. Al termine ho chiesto a tutti di scegliere i migliori 4 per estrapolare una classifica. Al primo 10 punti, al secondo 6 punti, al terzo 3 punti ed al quarto 1 punto. Questo articolo non vuole essere una pubblicità per qualcuno, voglio parlare di potenzialità e qualità, perciò per i vini dell’Oltrepò non inserirò i nomi dei “migliori” ma solo quello del territorio. Mi sembra corretto visto che tutti i vini OP presenti quel giorno meritassero di essere lì.

Proseguendo a fondo pagina, trovate le schede dei 14 vini presenti con nome, cognome, anno e prezzo medio in enoteca.

Il vincitore, e lo dico senza problemi, è stato Podere della Civettaja 2017, un Pinot nero di razza e di rara bellezza. Per chi conosce questo vino non sarà certo una sorpresa. La vera sorpresa è che, a pochissimi punti di distanza, l’OP si è portato a casa la seconda posizione con un 2016 DA FAVOLA, battendo con un ampio scarto il terzo classificato, il Trattmann 2016 di Girlan, miglior Pinot nero d’Italia 2019, gulp… e di nuovo, a pochissimi punti, ecco che l’Oltrepò si porta a casa anche la quarta posizione con un 2017 che quasi tutti(7 su 9) votano essere il vino più interessante da tenere in cantina e da riassaggiare in futuro. Battuto anche il miglior Pn 2020. Doppio gulp…

Altri 2 vini dell’Oltrepo sono andati a punti, insieme al Walch 2017 e Domaine Drouhin 2016, il quale ha raccolto solo un punto. E credetemi, era davvero un bel vino.

Poteva essere un disastro visti i vini contro cui l’Oltrepò gareggiava, invece è stato un successo! Questo ci fa capire come sia necessario liberarsi di paure e sindromi cercando il confronto con chi sembra essere irraggiungibile. Alla cieca non è stato facile individuare il territorio di provenienza di alcuni vini, fatto che ha creato non poca confusione e molta curiosità, nonché grande sorpresa e soddisfazione nel momento in cui le bottiglie sono state rivelate.

Questo genere di degustazioni sono utili per confrontarsi e crescere, ma anche per imparare qualcosa di nuovo riguardo al territorio. Uno degli aspetti più importanti usciti da questa giornata, riguarda la “muscolarità” dei Pinot nero dell’Oltrepò, soprattutto sull’annata 2017, più calda e siccitosa. I vini dell’Alto Adige spesso si dimostrano più pronti da bere mentre i vini OP sembrano chiederti di pazientare, di aspettare un altro anno. L’Oltrepò è un maratoneta, non un centometrista. Questo aspetto non esce solo sul Pinot nero ma su tutti rossi importanti. Questo fattore ha bisogno di essere analizzato e raccontato perchè esso rivela l’essenza del terroir, la vera anima dei vini.

Bisogna distruggere il muro mentale di molti sommelier ed esperti del settore, focalizzati principalmente su altri territori già noti e che non richiedono studio e ricerca, ma di cui si vende il nome. Queste degustazioni dovrebbero avere questa come finalità, abbattere certi stereotipi, ecco perchè bisognerebbe farne di più.

C’è la necessità di portare le cantine a confrontarsi tra loro, è l’unico modo per progredire e migliorarsi, anche perchè non può esistere un’identità territoriale se prima non si raggiunge una determinata qualità generale dei prodotti. Questo è ciò che conta se si vuole costruire la reputazione del territorio.

Io cerco sempre di vedere i due lati della medaglia, in questo articolo ho tentato di restare concentrato su quello bello, quello fatto di persone che lavorano a testa bassa per far crescere la propria azienda e che rappresentano il valore del territorio attraverso l’ECCELLENZA. Mi è però impossibile non vedere e non parlare dell’altra faccia, quella fatta di prezzi bassi, zero tutele, pessime scelte comunicative e di interessi da parti dei grandi sui piccoli, centinaia di piccoli. Abbiamo campioni di retorica ma nessuno capace di smuovere le cose. Questo accade perchè ci sono degli interessi oramai troppo radicati. L’Oltrepò è arrivato ad un bivio e la situazione Covid rischia di diventare la spinta finale verso il baratro, non c’è bisogno della sfera di cristallo per capirlo. Fino a quando potrà andare avanti questa situazione? C’è tanto rammarico…

Il fascino intrinseco ed indiscusso del Pinot nero può portare ad un percorso di rinnovamento, l’era del “Rinascimento enologico oltrepadano”, la nuova sfida per puntare più in alto ponendosi un obiettivo comune.

Oggi vi ho parlato del vero potenziale nascosto nel territorio, un potenziale capace di affrontare e battere nomi che fino a ieri sembravano irraggiungibili. Vale per il Pinot nero in rosso, il Metodo Classico DOCG, il Riesling Renano e certamente per il Buttafuoco. Non sono gli altri a doverlo capire, semmai la giusta domanda da porsi è “Quand’è che l’Oltrepò comincerà a capirlo davvero?”

Si sa, “Chi vive sperando muore cantando”. Cantando? Forse era un’altra la parola giusta…

Qui di seguito trovate i vini presenti alla degustazione e l’ordine in cui sono stati serviti. Alla cieca ovviamente…

I 9 presenti:

Riccardo Cimò(io); Simone Verdi(sommelier Enoteca regionale della Lombardia); Andrea Picchioni(Az.Picchioni); Vittorio Merlo(enologo di Conte Vistarino); Francesca Seralvo e Stefano Malchiodi(proprietaria ed enologo di Tenuta Mazzolino); Marco Bertelegni(enologo e direttore di Monsupello); Flavia Marazzi(Cantina Scuropasso); Alessio Brandolini(Az.Brandolini)

Annata 2016 in OP: ottima annata, uve di grande qualità. più bilanciata della 2015(tanto celebrata), meno calda ed assenza di piogge durante la vendemmia

Annata 2017 in OP: buona annata, caratterizzata da bassi livelli di pioggia (anche il 40% in meno rispetto alla 2016) e temperature medie più elevate. Fase vegetativa anticipata; gelate primaverili(non gravi).

*non sempre trovate la definizione del colore, ne scrivo solo in caso si discosti dal classico rubino trasparente.

*I prezzi si intendono per l’acquisto in enoteca e non presso le cantine, anche se in alcuni casi sono allineati. Prezzi medi tra GDO ed enoteche.

1 – Travaglino – Poggio della Buttinera 2017 – € 21/23

Bel rubino limpido ed acceso con unghia trasparente. Buona complessità all’olfatto, lampone e ciliegia sono le prime note che si scorgono e che donano freschezza, seguite da sfumature balsamiche/erbacee(menta) e dal legno(corteccia, vaniglia) con un accenno di spezia. Nonostante l’annata siccitosa, il vino ha mantenuto un’ottima freschezza; l’acidità scorre piacevolmente sul palato, mentre il tannino necessità ancora qualche mese per offrire maggiore armonia e lasciare più spazio alle sensazioni retrolfattive. Vino fresco, appena sapido e certamente territoriale. Bisognerebbe forse tenerlo in cantina per qualche altro mese.

2 – Elena Walch – Ludwig 2017 – € 32/34

Non parte benissimo al naso, prendendosi molto tempo nel bicchiere per esprimersi al meglio. Un’ evoluzione lenta e graduale, dal vegetale si passa alla piccola frutta rossa(ribes, frutti di bosco) e a note erbacee e floreali, mancando però di definizione. Al palato invece si fa capire subito e se ne comprende chiaramente la qualità. Ottimo ingresso, fresco e soave con un retrogusto di frutti di bosco. La lunga ma non spiccata acidità ed il morbido tannino danno vita ad un un vino equilibrato e di pronta beva. Vino non semplice al naso ma che dimostra la grande finezza ed eleganza del Pinot nero al palato.

3 – Conte Vistarino – Pernice 2017 – €32/37

Rubino più carico dei precedenti. Anche lui richiede più assaggi per essere capito. Più che di profumi netti parlerei di sfumature, partendo da un erbaceo appena pungente, poi ciliegia acerba, mora, burro di cacao e pepe. Al palato è energico, il tannino allappa lievemente e l’acidità è media. Vino compatto, dimostra energia ma poca definizione. Conoscendo i vini dell’azienda credo che manchi solo un po’ di affinamento in bottiglia(mesi non anni) per aiutarlo ad esprimersi più chiaramente.

4 – Bisi – Calonga 2016 – € 21/24

Comincio con un’affermazione semplice e chiara: splendido vino! Colore leggermente più evoluto rispetto ad altri. Profumi Intensi e ben definiti fin dal primo giro nel bicchiere. Potrei farvi un elenco di tutti i profumi e le varie sfumature che si susseguono, ma preferisco sintetizzare il tutto in una frase: è difficile togliere il naso dal bicchiere. L’inarrestabile evoluzione degli aromi e la grande finezza sono un richiamo irresistibile. Anche al palato dimostra questa qualità. L’acidità è alta e porta ad una piacevole e continua salivazione quasi come a voler richiamare il bicchiere alle labbra. Tannino fine, vino equilibrato ed elegante con un retrogusto di frutta rossa e rabarbaro. Vino Eccellente, da bere ora o da mettere in cantina per diversi anni.

5 – Podere Santa Felicita – Cuna 2016 – € 40

Avevo già provato questo vino negli anni scorsi e forse ho trovato questo 2016 un po’ sottotono rispetto ad altre annate. Chiuso inizialmente anche lui necessita di ossigenazione. Amarena e ciliegia matura, legno e note floreali(rosa, violetta) al naso. Acidità lunga, tannino ben presente, morbido e non pungente. È certamente un vino gradevole e di beva, manca solo di persistenza gustativa forse ancora coperta dal legno.

6 – Domaine Drouhin – Dundee hills 2016 – € 65(Italia) € 45/50(USA)

Vino certamente complesso dal punto di vista olfattivo che però si perde un po’ al palato. Fin da subito intenso e delicato allo stesso tempo, presenta profumi di frutta fresca(lampone, ciliegia, prugna) ed una leggera sfumatura tostata che non svanisce e a cui sia aggiungono il tè verde e una chiara nota floreale. Certamente possiede un’ottima beva grazie ad una piacevole acidità ed al tannino ben levigato, solo non si percepisce la complessità avvertita al naso perdendo così un po’ in persistenza e gusto. Si percepisce un maggior residuo zuccherino.

7 – Frecciarossa – Giorgio Odero 2016 – € 28/31

Colore rubino intenso con una lieve sfumatura amaranto. Ruotando il bicchiere si denota una certa compattezza e se ne intuisce la struttura. Impattante al naso, presenta da subito aromi di pepe e spezie, nel tempo escono altre note di arancia sanguinella, ibisco ed amarena. Compatto anche al palato, i tannini necessitano ancora di tempo in bottiglia per levigare questa sensazione allappante che insieme alla media/alta acidità, danno forma ad un vino che non teme il futuro. Chi conosce questa azienda sa quale tipo di potenziale questo vino nasconda.

8 – Stefano Milanesi – Maderu 2016 – € 30/32

Così come per l’anno scorso, anche quest’anno il vino arriva dalla vasca dove ora è in decantazione e perciò non ha ancora visto nessun affinamento in bottiglia. Forse penalizzato da questo, ci tenevo comunque ad averlo presente e così ne abbiamo preso un campione. Naso concentrato sulla frutta rossa e spezia, maturo ed intenso. Palato pieno, ricco ed intenso, acidità e tannino in equilibrio ma manca ancora di quella finezza che spesso questa etichetta rappresenta. Aspettiamo l’imbottigliamento e poi ci torneremo sopra viste le aspettative che ci ha regalato negli anni.

9 – Podere della Civettaja 2017 – € 40/50

Subito non preciso, parte un po’ chiuso ma in pochi minuti con un po’ di ossigenazione si apre, offrendoci un ventaglio aromatico di grande complessità e finezza. Si percepiscono i piccoli frutti rossi acerbi e croccanti, buccia di mela rossa, rabarbaro, china, argilla e sfumature floreali. Complessità ed intensità sono due caratteristiche che non svaniscono nel tempo, arricchendosi di nuove sfumature ad ogni assaggio. È allo stesso tempo lieve e deciso. Si distende sul palato, ricco di gusto ed in equilibrio. Il tannino si appoggia sul fondo del palato come seta e l’acidità sembra non terminare mai. Vini così profondi ed eleganti sono una rarità. Parlo seriamente.

10 – Picchioni – Arfena 2016 – € 20

Conosco questo produttori da anni e devo dire che difficilmente sbaglia un colpo(chi conosce i suoi vini sa di cosa parlo). Bel ventaglio di profumi freschi e croccanti, la parte fruttata(frutti di bosco) è sempre presente e nitida insieme alla parte floreale, così come nitida è la nota erbacea a cui si aggiunge una leggera speziatura appena pungente. Piacevole evoluzione e leggerezza dei profumi. Il tannino si avverte maggiormente tra lingua e palato, con una lunga acidità a dominare il sorso e ben percepibile fin dall’ingresso in bocca. Ottimo vino.

11 – Girlan – Trattmann 2016 – € 33

Bellissima partenza, come in uno sprint ma senza affaticarsi lungo il tragitto. Il frutto è più scuro(mirtillo, mora, prugna) accompagnato da aromi di tabacco e sigaro a cui si aggiunge una netta nota di petali di rosa. Bene anche in bocca dove si presenta con un sorso pieno di gusto ed in ottima relazione con le sensazioni percepite al naso. Corpo pieno ma snello(splendida e continua salivazione), difficilmente si appoggia il bicchiere sul tavolo proprio per continuare a cercare(e trovare) qualcosa in più.

12 – Ca’ di Frara – Mornico 2017 – € 24/26

Parte misterioso, il tè nero è il profumo più nitido seguito poi da una sfumatura fumè e dal succo di mela, terminando sul pepe nero. Col passare del tempo esce anche la parte fruttata. Al palato si ritrova il gusto di tè nero insieme ad una trama tannica appena allappante e ad una intensa acidità. Sorso strutturato ed elegante, lascerei la bottiglia in cantina ancora un annetto prima di berlo.

13 – Mazzolino – Noir 2017 – € 28/30

Questo è un Pinot di grande carattere al palato: sapido, elegante, equilibrato, succoso e chi più ne ha più ne metta. Ottimo. Intensità media, ci vogliono più passaggi per completarne l’esame olfattivo, si mostra lentamente come se volesse nascondersi nel bicchiere chiedendo attenzione e non superficialità; comincia dalla frutta scura(mora, fico maturo) per proseguire su spezie, note erbacee/balsamiche e terrose. Molti dei degustatori presenti(quasi tutti) ne riconoscono il potenziale e lo vorrebbero avere in cantina per riassaggiarlo in futuro e comprenderne al meglio la “caratura”.

14 – Picchi – Terramossa 2017 – € 21/23

L’intensità della frutta rossa(amarena e ciliegia matura, no confettura) non si spegne mai, presentando nel tempo leggere sfumature di erbe aromatiche(rosmarino) insieme allo zest d’arancia ed altre sfumature fruttate. Legno ben integrato. Sorso pieno, appena caldo, in cui fin da subito si percepisce chiaramente l’annata. Al palato manca solo un po’ di persistenza vista l’intensità fruttata percepita in precedenza. Arriva da un’area calda, il produttore lo sa bene ed ogni anno è infatti capace di bilanciare il carattere di questa zona sia in vigna sia in cantina. Da attendere per qualche altro mese.